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L’importanza dell’inglese nel mondo del lavoro

imparare-l-inglese_lavoroChe noi italiani amassimo la nostra nobile lingua in modo incondizionato – anche se poi, quando si tratta di parlare o scrivere, non sappiamo farlo correttamente – lo sapevamo già. Ora, però, a farlo diventare di dominio pubblico ci pensa la classifica dell’Education First (EF) sulla conoscenza della lingua inglese in 60 nazioni del mondo e che trovate in fondo all’articolo.

La posizione dell’Italia è vergognosa: 32esima dopo Paesi come l’Uruguay, il Vietnam e lo Sri Lanka; penultima fra le nazioni europee, seguita di sole tre posizioni dalla Francia. La classifica English Proficiency Index (EF EPI), la più completa al mondo per la conoscenza della lingua inglese, tiene conto anche dell’investimento che questi 60 Paesi hanno compiuto nell’arco di sei anni verso l’apprendimento della lingua.

Dal momento che tra la conoscenza dell’inglese da parte dei lavoratori e le prospettive di crescita socio-economico-culturale di una nazione c’è una stretta correlazione, non dobbiamo meravigliarci se l’Italia dal 2006 al 2012 ha compiuto degli evidenti passi indietro in questo senso:

Abbiamo scoperto che, impegnandosi in un dialogo nazionale sull’inglese, si possono aiutare le parti interessate ad allineare gli obiettivi, a migliorare gli incentivi e a concentrarsi sull’insegnamento della lingua inglese per la comunicazione. L’impatto economico di tale programma coordinato è evidente,

sostiene il Dott. Christopher McCormick, responsabile degli affari accademici di EF e della rete di ricerca universitaria.

Investire nell’insegnamento della lingua inglese potrebbe dunque illuminare i futuri scenari socio-economici del nostro Paese. In un mondo globalizzato come quello in cui viviamo, la conoscenza delle lingue straniere, unita alle competenze nel proprio settore professionale, non è più un’abilità da esibire durante le vacanze estive o indispensabile solo a chi lavora nel turismo: è, invece, la priorità per comunicare e fare affari a livello internazionale.

Cosa trovate quasi sempre quando leggete un annuncio di lavoro oggi? Richiesta buona (se non ottima, ndr) conoscenza in… Inglese, nel 90% dei casi. Conoscenza che rappresenta un vantaggio competitivo per le aziende che fondano la propria fortuna sull’internazionalizzazione degli scambi commerciali o intendono aprirsi a nuovi mercati, ma anche per le attività educative ed assistenziali in contesti multietnici.

Ecco alcuni dei vantaggi derivanti dalla padronanza di una lingua straniera nel mondo del lavoro:

  1. Comprendere completamente le esigenze di clienti e imprese, evitando malintesi e consentendo all’accordo di essere finalizzato;
  2. Addentrarsi nella conoscenza della cultura straniera, in maniera tale da imparare a prevedere risposte e atteggiamenti di coloro che la rappresentano;
  3. Aver accesso a un ventaglio più ampio di offerte di lavoro, non necessariamente all’estero, ma anche in Italia stessa;
  4. Ambire a una posizione più alta e dunque più remunerativa. Da un’indagine dell’EF relativa al triennio 2009-2011 è emerso infatti che i candidati con un livello eccezionalmente elevato della lingua inglese per il loro Paese ricevono stipendi superiori del 30-50% rispetto ai propri pari;
  5. Essere più propensi al ragionamento e al problem solving, in virtù della flessibilità cognitiva offerta dalla conoscenza di una lingua straniera.

I settori economici in cui è richiesto un livello d’inglese medio-alto sono il turismo, le telecomunicazioni, l’ingegneria e la consulenza aziendale, come mostra il grafico che segue:

importanza-inglese

Fonte: EF Education First 2012

Pur riconoscendo l’importanza dell’ inglese nel mondo del lavoro e la nostra inferiorità rispetto agli altri Paesi europei da questo punto di vista, noi italiani vediamo le lingue straniere quasi come una minaccia del nostro patrimonio linguistico e culturale; ascoltiamo con piacere la musica inglese, siamo affascinati dalla sua storia e cultura, ma quando un turista straniero ci chiede un’indicazione per strada cominciamo a balbettare come ebeti. Oppure quando viaggiamo all’estero non andiamo oltre l’how much is this?

Come fare allora per aumentare la padronanza della lingua nel lungo periodo? Spendere centinaia di euro per un corso che, previo superamento di un esame, dà diritto all’acquisizione di un certificato riconosciuto a livello internazionale può essere utile fino a un certo punto. Sappiamo tutti che la lingua va praticata e un buon modo per farlo è soggiornare all’estero per periodi medio-lunghi: ad esempio, su siti come questo è possibile reperire informazioni sui corsi di inglese a Londra. Se invece non si ha la possibilità di allontanarsi, la soluzione potrebbe essere dedicare almeno un’ora alla settimana alla conversazione con un insegnante madrelingua.

La scuola e l’università dovrebbero dare anche il loro contributo, ad esempio incentivando lo svolgimento di periodi di studio all’estero nell’ambito di determinati programmi. In Germania ci sono addirittura università che offrono ai propri studenti la possibilità di frequentare GRATIS corsi di lingua straniera. Nulla vieterebbe anche alle grandi aziende italiane e società di respiro internazionale di favorire per i propri dipendenti lo svolgimento di esperienze lavorative all’estero o di corsi di lingua interni.

E voi, come siete messi con le lingue straniere? Siete convinti dell’importanza dell’inglese nel mondo del lavoro? Quale credete sia la soluzione migliore per perfezionarlo?

Ecco di seguito la classifica pubblicata sul blog di English Town:

  1. Svezia
  2. Norvegia
  3. Olanda
  4. Estonia
  5. Danimarca
  6. Austria
  7. Finlandia
  8. Polonia
  9. Ungheria
  10. Slovenia
  11. Malesia
  12. Singapore
  13. Belgio
  14. Germania
  15. Lettonia
  16. Svizzera
  17. Portogallo
  18. Slovacchia
  19. Argentina
  20. Repubblica Ceca
  21. India
  22. Hong Kong SAR
  23. Spagna
  24. Corea del Sud
  25. Indonesia
  26. Giappone
  27. Ucraina
  28. Vietnam
  29. Uruguay
  30. Sri Lanka
  31. Russia
  32. Italia
  33. Taiwan
  34. Cina
  35. Francia
  36. Emirati Arabi Uniti
  37. Costa Rica
  38. Brasile
  39. Perù
  40. Messico
  41. Turchia
  42. Iran
  43. Egitto
  44. Cile
  45. Marocco
  46. Colombia
  47. Kuwait
  48. Ecuador
  49. Venezuela
  50. Giordania
  51. Qatar
  52. Guatemala
  53. Salvador
  54. Libia
  55. Tailandia
  56. Panamá
  57. Kazakistan
  58. Algeria
  59. Arabia Saudita
  60. Iraq

Fonte: EF Education First 2013

 

Fonti: